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Nessun può fare un buon lavoro senza strumenti adeguati, e le sostanze chimiche possono essere giustamente definite, gli strumenti del fotografo.
Questo è il punto debole di molti operatori. Lavorano con prodotti chimici economici e inferiori, e di molti non si conosce la vera composizione; per non parlare delle interferenze indesiderate che si possono creare tra loro.
Senza un’approfondita conoscenza della chimica fotografica, l'operatore non può arrivare a quel livello che puo’ essere veramente definito fotografia d'arte.

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Le Metodiche

Procedimento al Collodio Descrizione generale

Il procedimento

Procedimento al Collodio Descrizione generale antiche tecniche fotografiche

Prodotti Chimici e Metodiche

Collodio

Il collodio commerciale (solitamente chiamato collodio 4-5% e comunemente venduto dalle industrie farmaceutiche) differisce dal collodio fotografico per il fatto che quest’ultimo per essere utilizzato deve essere prima sensibilizzato con l’aggiunta di Sali sensibili alla luce.
Il collodio commerciale al 4-5% è nitrato di cellulosa   (conosciuto come Nitrato di cellulosa, Fulmicotone, Piroxilina) disciolto in una miscela di etere e alcool.

Vi consigliamo di acquistare il Collodio di grado farmaceutico USP (United States Pharmacopeia), che contiene circa il 4-5% di nitrato di cellulosa, il 24% di Alcool e il 71% di Etere.

Si possono utilizzare anche altre miscele, ma dovete conoscere l’esatta percentuale dei componenti per calcolare le giuste quantità da utilizzare per fare il Collodio Fotografico.

Per ottenere il collodio per la lastra umida, bisogna diluire il collodio che avete disponibile fino a raggiungere una percentuale di 1,5-2,5%.

Potete diluirlo con etere e alcool oppure con solo alcool. Di seguito vi proponiamo due diverse formulazioni: sceglietene una e iniziate da quella. Iniziate da queste procedure di base per poi sperimentare altre vostre formulazioni.

Quando parliamo di alcool ci riferiamo sia all’alcool etilico (chiamato “Grain Alcohol” in Inghilterra) per intendersi il comune alcol a 96° usato per fare liquori.

L’aggiunta di solo etere indurisce il collodio, lo rende termoretraibile riducendone l’adesione al vetro e può favorire il distacco del film. L’aggiunta di alcool invece riduce la percentuale relativa di etere e aumenta la collosità. D’altra parte l’alcool rende più fragile il film e più difficoltosa la sua manipolazione, ma lo rende anche più poroso, come una spugna. Questo permette un maggiore ingresso di nitrato d’argento, che reagisce maggiormente coi i sali per creare alogenuri d’argento. Questo processo è positivo per i negativi;  può bloccare l’eccesso di luminosità nei negativi più sottili, come quelli usati in immagine positiva, e restringere la scala delle tonalità.

Un certo appannamento (causato dalla precipitazione di alogenuri d’argento non esposti) si può verificare sullo strato superficiale a causa dell’eccesso di nitrato d’argento: questo processo è chiamato velatura.

La natura spugnosa del collodio ricco di alcool rende più difficile la rimozione di questa patina velata durante le fasi  di fissaggio e di lavaggio e questo va a sfavore degli ambrotipi.

Il tempo  di asciugatura del film di collodio è maggiore quando diluito con solo alcol  e ciò rende più facile quando si opera in ambienti secchi o caldi o quando si ricoprono lastre di maggiori dimensioni.

Fate attenzione che troppo alcool contamina il bagno di argento.

Come avrete capito è difficile trovare una perfetta concentrazione di etere e alcool da aggiungere, perché dipende dalle condizioni climatiche, dal flusso di lavoro e dall’intento del fotografo.

Si può mantenere come regola generale che l’alcool deve essere in proporzione meno dell’etere, sia per i positivi che per i negativi. Le proporzioni di etere contenute in una bottiglia di collodio cambiano col tempo a causa dell’evaporazione.  È meglio conservare il collodio in bottiglie ben chiuse con tappo di plastica. Assicuratevi di non lasciare bottiglie di grandi capacità quasi vuote.

Alogenuri

Il procedimento al collodio umido può essere visto come un normale processo basato sullo ioduro d’argento.

Tutto è iniziato quando Frederic Scott Archer utilizzò lo ioduro puro e non miscelato con altri alogenuri.

Con il tempo la combinazione perfetta è diventata quella di una miscela di ioduro e bromuro. I fotografi hanno imparato che lo ioduro accelera e aumenta la densità , mentre il bromuro aumenta la scala tonale e la sensibilità al colore. L’assoluta quantità di alogenuri, la loro relativa proporzione e il tipo di sale (alogenuri di ammonio, potassio o cadmio) non possono essere fissati a priori nelle metodiche. Questo è dovuto in parte al singolo gusto dell’autore, ma soprattutto ad altri motivi per i quali si può preferire una formula piuttosto che un’altra.

La percentuale totale di alogenuri non deve superare il 2%, perché quantità superiori reagiscono con il nitrato d’argento in superficie, creando un sottile strato di argento sensibilizzato, senza reagire con gli strati interni.

Aggiunte di ioduri e bromuri influenzano la velocità e cambiano il colore dell’immagine sviluppata, ma i processi di sviluppo e di fissaggio possono egualmente contribuire al risultato finale. In generale, lo ioduro deve essere maggiore del bromuro.

Le caratteristiche che determinano gli alogenuri sono la stabilità (che influisce sulla durata del collodio sensibilizzato),  l’ampia gamma tonale e la disponibilità del composto una volta che sono miscelati i componenti.

La stabilità diminuisce un po’ con sali di cadmio, maggiormente con sali di potassio e diventa rilevante con  sali di ammonio. Utilizzando sali di ammonio si compensa la perdita di stabilità del composto con la possibilità di avere un collodio meno viscoso, che scorre con più facilità. Sono anche più veloci i processi di maturazione e compensazione dopo la miscelazione dei reagenti.

Utilizzando sali di cadmio si ha una più lenta maturazione e chiarificazione, ma si può conservare il collodio per un maggior periodo di tempo.

Le formule solitamente utilizzate contengono sia cadmio bromuro che potassio ioduro, per avere dei vantaggi da entrambi i reagenti e poter utilizzare questo collodio sia per i negativi che per i positivi.

Come preparare il collodio fotografico

Potete iniziare utilizzando due formulazioni di base diverse. La prima è quella denominata Old WorkHorse

dove viene consigliato di aggiungere etere e cadmio bromuro, mentre la ricetta formulazione Poe boy, più pratica perché non utilizza etere e gli alogenuri vengono forniti dai sali di potassio.

Quale scegliere? Se si considera il risultato finale è difficile sceglierne una. Nel paragrafo precedente abbiamo già elencato i vari aspetti positivi e negativi delle varie ricette. A questo punto vi consigliamo di scegliere considerando quali sono i reagenti più facilmente reperibili e sulla base della vostra familiarità con la chimica, perché sia etere che cadmio bromuro possono essere  pericolosi da maneggiare. A parte la considerazione dei costi,  le due formulazioni    “Old Workhorse” e la Poe Boy  si trovano già disponibili nei kit formati dai vari componenti necessari che dovete solo miscelare e lasciar maturare; LaboldTech fornisce i  kit e i reagenti per entrambe.  

Considerazioni e avvertenze per i kit Old Workhorse e Poe Boy

Questa formulazione può essere preparata in due formulazioni diverse denominate A e B.

In entrambe bisogna preparare due soluzioni intermedie, che saranno mescolate insieme per ottenere la soluzione finale. Dopo la miscelazione inizia la fase di maturazione e da questo momento si deve calcolare la data di scadenza della soluzione.

Nozioni da sapere per entrambe le procedure:

L’etere è un’infiammabile. Quando lo conservate, assicuratevi che il tappo sia ben chiuso, perché anche i vapori che vengono prodotti sono infiammabili e miscelati con  possono esplodere con la minima scintilla. E’ bene ricordare che i vapori di etere sono più pesanti dell’aria e quindi tendono ad andare verso il basso. Quando lo utilizzate preferite ambienti esterni o ben ventilati ed evitate di fumare.

  1. Quando aggiungete l’etere al collodio, è normale se compaiono alcuni piccoli vortici, simili a cotone. Scompariranno entro breve.
  2. Il cadmio bromuro è difficile da sciogliere: lavorate a bagnomaria o utilizzate una piastra riscaldante, utilizzate una bacchetta per sciogliere il bromuro e continuate a miscelare fino a completa dissolvenza.
  3. In questa formulazione potete trovare del potassio ioduro, che aumenta la durata di conservazione del collodio rispetto all’utilizzo di ammonio ioduro. Il potassio ioduro però rende torbide le soluzioni, che hanno bisogno di tempo per chiarificarsi, mentre l’ammonio ioduro ha un tempo di maturazione più breve.

 

Maturazione

Le soluzioni appena preparate non devono essere utilizzate subito; è indispensabile attendere un tempo di maturazione che può richiedere anche diversi giorni. Durante questo tempo gli alogenuri disciolti combinati con i sali di Potassio, Ammonio o Cadmio devono liberarsi per poter reagire successivamente con l’Argento durante le fasi successive. Nello stesso tempo la presenza di Sali indisciolti (che appaiono come un precipitato) potrebbe creare qualche punto nell’immagine risultante, particolarmente fastidioso nei negativi. Il precipitato si scioglie dopo qualche giorno. Quando la soluzione si è chiarificata, potete utilizzarla.

Il collodio fresco è più sensibile, ma anche più incline alla velatura. È consigliabile lasciarla invecchiare un po’.

È importante soprattutto per gli ambrotipi, in cui le ombre devono essere pulite.

Per accelerare il processo, sostituite l’ammonio ioduro con il potassio ioduro, come scritto precedentemente, o aggiungete 2-3 gocce di tintura di iodio o del collodio più vecchio.

Accelerando il processo, sarà minore la durata del vostro collodio.

Il collodio fresco è giallo pallido, mentre con l’invecchiamento diventa giallo intenso e successivamente rosso.

Il colore dipende dallo iodio e bromo liberi, rilasciati dagli alogenuri, e può essere utilizzato come indicatore visivo della durata della soluzione. Il collodio rosso è meno sensibile, ma produce immagini più forti con un contrasto migliore.

Mantenere il collodio al riparo dalla luce e in un posto fresco ne aumenta la durata.

Con il passare del tempo molte particelle si depositano sul fondo della bottiglia del collodio: non agitare perché si potrebbero formare degli artefatti , chiamate comete

Le lastre

I supporti comunemente utilizzati sono: lastre di vetro trasparente per ottenere sia negativi che positivi, lastre di vetro di colore rosso scuro per ottenere positivi e lastre di metallo per positivi (tintypes).

Le lastre devono essere preparate con una opportuna pulizia per permettere una buona adesione del Collodio sulla superficie. Una buona pulizia si ottiene pulendo la superficie con un miscuglio denso di Sodio Carbonato in uguali quantità di acqua e alcool etilico. Si strofina e si pulisce la superficie con un panno asciutto.

Il collodio fotografico sensibilizzato viene distribuito sulla lastra con movimenti ondeggianti fino alla copertura completa. L’eccesso viene rimesso nella bottiglia. Si attende per circa 15-30 sec. fino a che il collodio formi una pellicola consistente a causa dell’evaporazione dei solventi. Se la pellicola è troppo molle potrebbe essere danneggiata durante il bagno di  sensibilizzazione, se troppo dura non consentirà una buona penetrazione del bagno sensibilizzante.

Da questo momento è necessario lavorare in luce di sicurezza.

La lastra preparata viene immersa nel bagno di Argento Nitrato per 3-5 minuti. La sensibilizzazione è sufficiente quando la soluzione scorre sulla lastra senza formare macchie o rivoli. Il film di collodio assume una colorazione giallina opaca.

La lastra è pronta per essere esposta.

Il dorso porta pellicola viene caricato in camera oscura. Le operazioni di messa a fuoco del soggetto sono state effettuate  in precedenza. Il soggetto deve essere illuminato con una sorgente ricca di UV; luce solare o lampade a fluorescenza.

Data la bassa sensibilità del collodio l’esposizione può richiedere alcuni secondi alla luce solare o più se si usano lampade fluorescenti.

La lastra esposta viene sviluppata (sempre in camera oscura) versandovi sopra la soluzione di sviluppo. Il tempo occorrente va da 15 sec. per un positive a circa 90 sec. per un negativo. Dopo lo sviluppo la lastra va risciacquata in acqua corrente fino a quando la superficie resterà uniformemente bagnata.

Il fissaggio si effettua immergendo la lastra in Sodio Tiosolfato per un tempo doppio a quello che è stato necessario per il lavaggio.

Utilizzando lastre trasparenti si possono ottenere immagini positive sottoesponendo la foto e ricoprendo, dopo il processo di sviluppo, il retro con vernice o carta nere. Per ottenere un negativo è necessario esporre più a lungo e non intervenire sul retro.

Riassumendo: se volete creare un’immagine da cui ottenere successivamente altre stampe, si deve procedere per avere un negativo. Se invece volete produrre un positivo su lastra colorata otterrete un Ambrotype.

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Procedimento al Collodio Descrizione generale, collodio, iodizer, Cadmium Bromide, solfato ferroso




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